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I Lobi vivono in una regione
dell'Africa Occidentale, a cavallo fra tre paesi: il Burkina
Faso, la Costa d'Avorio e il Ghana. La popolazione, circa 250.000
abitanti, vive in maggioranza nel Burkina. La storia e i racconti
mitici dei Lobi li fanno apparire come eterni nomadi.
Originari delle rive del Volta
Nero, nel nord-ovest del Ghana, i Lobi emigrano, in ondate successive,
verso l'attuale Burkina Faso a partire dalla fine del secolo diciottesimo.
Le migrazioni continuano, e una parte del gruppo si installa nel nord
della Costa d'Avorio.
La denominazione Lobi si riferisce
sia ad una designazione territoriale e amministrativa in uso durante
l'epoca coloniale sia ad una designazione plurietnica che raggruppa
le popolazioni vicine, con le quali i Lobi condividono alcuni tratti
culturali.
I Lobi ricavano la loro sussistenza essenzialmente dall'agricoltura,
un'agricoltura itinerante, che utilizza attrezzature sommarie atte
alla produzione familiare. I principali prodotti coltivati sono: il
miglio, (l'alimento base) il mais, l'arachide, la manioca, la patata
dolce.
La terra, divinità veneratissima, è oggetto di numerosi culti collettivi
e individuali.
La stagione delle piogge è consacrata al lavoro agricolo. Gli uomini
preparano la terra e le donne si occupano della semina.
La
stagione secca è il momento per le attività sociali e culturali: giochi
notturni, feste, rituali collettivi, quali i secondi funerali (Bohur),
le iniziazioni (Bur), tra cui quella del Dyoro che ha luogo ogni sette
anni.
Durante questo tempo gli uomini si dedicano alla riparazione o alla
costruzione collettiva delle case e all'artigianato: scultura, strumenti
musicali (balafon), granai per il miglio, lavorazione dei metalli.
Le donne alla produzione di vasellame in terracotta, alla confezione
di oggetti in vimini, e al commercio dei prodotti locali.
vita socuiali
e costumi
L'organizzazione socio-politica Lobi è di tipo acefalo: non c'è un
capo politico, né istanze amministrative e giudiziarie specializzate.
Nell'ambito del villaggio esiste un consiglio d'anziani, ma con funzioni
limitate.
L'habitat
Lobi, per le sue caratteristiche spaziali, architettoniche e ideologiche,
è uno dei più originali d'Africa. La casa, chiamata in lingua mandinga,
"sukala" è una costruzione d'argilla con mura costituite da strati
sovrapposti.
Bassa, massiccia, è coperta da una terrazza circondata da parapetti.
Su una fiancata, si apre una sola porta destinata al passaggio degli
abitanti e del loro bestiame.
cenni
di cosmogonia
L'universo
lobi è popolato da un Dio creatore, da una moltitudine di creature
soprannaturali, dal popolo dei morti e infine dagli uomini.
Tangba è il Dio creatore. La sua dimora è il cielo. Immediatamente
dopo Tangba si trovano i Thila, creature spirituali invisibili con
caratteristiche e proprietà umane.
Una moltitudine di altre creature, sovente invisibili e a volte visibili,
bene o male intenzionate, vivono nei boschi, o nascoste nel fondo
dei fiumi e dei ruscelli.
L'uomo, nell'ordine cosmogonico Lobi, si situa alla base della struttura
piramidale che ha, al vertice Tangba, il Dio creatore.
Il rapporto tra i Lobi e le divinità e, più particolarmente, con i
Thila, è mediato dai Bateba, statuette di legno, di terra o di metallo.
I bateba sono considerati esseri viventi e attivi dal momento in cui
sono installati su un altare o sottomessi ad un Thil. La loro funzione
primaria è di proteggere e aiutare l'essere umano.
Data l'importanza dei Bateba nella vita sociale lobi, gran parte della
sua arte si concentra su di essi.
come
un soldato in guerra
I Bateba sono gli ausiliari attivi
ed efficaci, degli spiriti invisibili, i Thila.
La loro funzione è duplice: proteggere contro le forze malefiche e
distruttrici, e procurare ricchezza, fecondità, forza e fortuna a
coloro che li onorano.
L'atteggiamento conferito ad un Bateba dallo scultore, in conformità
alle rivelazioni ricevute, esprime il suo ruolo e il tipo di protezione
che assicura al proprietario.
Si distinguono due categorie di bateba: i Bateba avversari degli stregoni,
chiamati Bateba Duntundora e tutti gli
altri Bateba, suddivisi, a loro volta, in vari sotto-gruppi.
Tra i Bateba Duntundora, si trovano:
Statuette in posizione eretta, talvolta con la testa in movimento,
il , pronti a respingere gli stregoni che vorrebbero entrare in casa.
I bateba paralizzati, posti su di un seggio o per terra, con le gambe
tese, il busto eretto o piegato all'indietro: sono i custodi delle
case.
Le persone pericolose : con un braccio o entrambe le braccia alzate,
in posizione difensiva.
Le persone straordinarie : caratterizzate da una deformazione fisica,
la cui importanza è proporzionale ai loro poteri dissuasivi. Si possono
così trovare una molteplicità di teste, braccia o busti sullo stesso
corpo.
I bateba malinconici , generalmente seduti o in piedi, con atteggiamenti
di tristezza, sofferenza o lutto: mani davanti alla bocca o sul mento,
braccia levate sopra la testa o incrociate sul petto. La loro funzione
è di proteggere dal dolore, favorire il successo nelle avversità,
confondere le parole dell'avversario in tribunale.
Fra gli altri bateba si notano:
Le statuette erotiche: in posizione di accoppiamento in piedi o congiunte
una all'altra, destinate a favorire matrimonio e fecondità.
I Bateba commemorativi: seduti su una sedia, copricapo all'europea,
e un oggetto in bocca. Evocano personaggi prestiogiosi.
I Bateba caratterizzati da malformazioni fisiche, per esempio gobbi:
hanno la funzione di subire il male al posto del loro proprietario.
statuaria
composita
La presenza di parecchi personaggi
scolpiti nello stesso pezzo di legno dà luogo a una serie di atteggiamenti
e di situazioni la cui grazia e delicatezza non sono scevri di umorismo.
Queste statuette multiple, sono rivelatrici della ricchezza stilistica
degli scultori Lobi e della loro abilità.
Scene di accoppiamento caratteristiche con i corpi saldati ventre
contro schiena, scene di parto dove spunta la testa del bambino dal
corpo contratto della madre, donne longilinee che portano i loro figli
sui fianchi: la linea dei corpi, che a volte si fondono e a volte
si disgiungono, termina sempre in volti pensosi, fissati nell'immediatezza
e spontaneità della loro vita quotidiana, dalla magia dello scalpello.
La forma grezza del semplice pezzo di legno, viene trasformata, sublimata
da un atteggiamento stilizzato: non si percepisce più dove finisce
l'albero e dove inizia l'opera d'arte.
Tutti i personaggi, tutte le rappresentazioni, non perdono mai la
loro gestualità quotidiana, la loro serena semplicità.
E' importante notare come non siano mai rappresentati mostri pericolosi,
tormentati o malsani. La relazione dei Lobi con la divinità è benevola,
agli occhi dello scultore, anche nelle sue espressioni più bizzarre.
I Bateba sono, per i loro proprietari, fonte di protezione, non di
minaccia.
E questo ottimismo costante è rafforzato dall'espressione serena dei
volti. Non vi traspare nessuna tensione né paura.
Pur essendo i Lobi un popolo di guerrieri, e sovente invischiati in
litigi cruenti coi vicini, la loro rappresentazione del divino è serena,
senza collegamento diretto con il loro quotidiano.
Dio è al di sopra delle difficoltà quotidiane dell'uomo Lobi e, se
i suoi intercessori debbono essere sufficientemente vicini all'umano
per agire da intermediari, essi conservano permanentemente quello
sguardo dignitoso che si addice a chi contempla i problemi umani senza
esserne coinvolti.
l'aldila diventa visibile
L'originalità della statuaria Lobi si situa, anzitutto, a livello
dell'artista-scultore. Quest'arte dai tratti stilistici così caratteristici,
non conosce né maestri temporali, né restrizioni formali.
La forza dello spirito, la potenza della coesione sociale, spingono
il Lobi a cercare protezione, a trovare un significato alla sofferenza,
al dolore, alla morte, e a tentare di sostituirli con la propria forza
vitale per porvi rimedio.
Il duro legno degli alberi che lo circondano, le sue mani callose
di contadino - guerriero, il peso degli archetipi ancestrali che lo
legano al suo villaggio, alla sua famiglia, sono le sue sole risorse.
Ciascuno comunica, a suo modo, con le forze che l'opprimono. Le asprezze
stesse del materiale, cicatrici del tempo e dell'usura, fanno risaltare
la delicatezza del tratto di un'orecchia o l'espressione enigmatica
di un volto assorto.
Ogni scultore, materializza i suoi sentimenti partendo dall'ambiente
in cui è immerso: ogni Bateba riflette così l'identità di chi l'ha
concepito.
E'
affascinante constatare fino a qual punto questi scultori, quasi tutti
non professionisti, possiedono la visione dell'essenziale, la capacità
di suggerire il significato, sottolineando solo pochi piccoli dettagli:
la pettinatura, la schiena, la bocca. Essi sanno conferire una potenza
straordinaria a questi esseri lignei, la cui origine è sì umana, ma
la loro presenza si estende oltre il tempo.
Dietro gli sguardi velati da spesse palpebre, nei corpi dal ventre
prominente e dai piedi di contadino, si infiltra il mistero della
comunicazione implicita con l'invisibile.
E la bellezza esplode in vampate di umanità, di tenerezza, in questi
Bateba così simili al giocattolo infantile nelle loro fattura. Talvolta
decorati con collane o sciarpe, sempre nobili col loro ombelico prominente
e il loro posteriore arrotondato, queste statuette così diverse nei
loro atteggiamenti e il loro stile individuale, sono i veicoli delle
speranze di un popolo nella sua mediazione con l'ordine cosmico.
conclusione
L'arte Lobi si manifesta prima
di tutto in una qualità di rappresentazione e di comunicazione rituale
singolare ed eccezionale. 
Il materiale privilegiato, ma non esclusivo, è il legno. Ad ogni modo,
qualunque sia l'oggetto, il suo materiale, la sua funzione, e la sua
ispirazione, l'arte Lobi presenta tre costanti: l'uomo è al centro
dell'arte e della vita, l'arte è il vettore indispensabile della relazione
col divino, e il divino si riflette nell'espressione del viso.
Come interpretare questa società le cui norme interiorizzate da ciascuno,
permettono una totale libertà d'espressione, la cui arte non riflette
alcuna lacerazione collettiva, che permette tutti gli stili e che
manifesta, tuttavia, una propria identità?
Nelle creazioni artistiche di questo popolo, sempre pronto a guerreggiare,
le tensioni sono presenti, ma esse sono libere, forti, serene e sembrano
non dover mai esplodere!
La qualità e la diversità di queste opere invitano alla riflessione.
Se la scultura Lobi è espressione religiosa di un individuo, solo
di fronte all'immensità dei suoi interrogativi e non un'arte istituzionalizzata
che ha i suoi sacerdoti e le sue scuole, i suoi dogmi e i suoi tabù,
allora essa possiede una specificità che confina con questo ideale
d'arte popolare, innovatore, di cui la nostra civiltà contemporanea
accarezza il sogno.
Quando
l'uomo ha bisogno di proteggere il suo focolare, la sua famiglia,
la sua anima, quando il destino sfugge alle sue mani di contadino-guerriero,
l'artista lobi sogna. Riproduce esseri in miniatura, a propria immagine,
padroneggia e plasma la natura invece di subirla, e infonde in essa
un soffio vitale, una scintilla divina. Egli immagina, forse, di impossessarsi,
in questo maniera, di una particella di divinità.
I Lobi, offrendoci queste opere iper-espressive, ci affidano, allo
stesso tempo, quella manciata di eternità che portano in loro.
Estratto da Afriche n.25, 1995/1,
L'Arte Lobi: Uno
sguardo sull'eternità dove si trova il documento
completo e le opere cui si fa allusione nel testo.
Per altre splendide immagini sulla cultura lobi,
birifor, dogon, si veda il sito: Lobi-Birifor
di Huib Blom, che si ringrazia per aver concesso di inserire nel sito
alcune sue foto.
source : http://users.libero.it/missioni-africane/index/frame/afriche/lobi.htm
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